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Art -Test: Leonardo e Parigi, Pompei, Procida
In questo numero:

Leonardo in Francia:  4+4+3=500 motivi per andare a Parigi


Una piccola isola con grandi progetti!

Avere o essere?! Trafugamenti e falsi di antichità a Paestum

Leonardo in Francia:  4+4+3=500 motivi per andare a Parigi

 

Esattamente 500 anni fa, chiamato dal re, Leonardo da Vinci varcava le Alpi.

In Francia, dove sarebbe rimasto gli ultimi 3 anni della sua vita, arrivava con 4 dipinti e 4 aiutanti/allievi/amici, tra cui Francesco Melzi e Salaì . I dipinti erano la "Gioconda", la "Sant'Anna", il "San Giovanni Battista", tutti ancora oltralpe, al Louvre, e probabilmente la "Leda e il cigno", di cui si hanno solo copie.


Per la mostra “Leonardo in Francia. Il maestro e gli allievi 500 anni dopo la traversata delle Alpi. 1516 – 2016”, aperta gratuitamente al pubblico fino al 20 novembre 2016, è ora arrivata a Parigi anche la “Scapigliata”, che secondo le più recenti ricerche di Carmen Bambach, pubblicate in occasione della mostra "Unfinished" del MET di New York, rappresentava per Leonardo una sorta di manifesto del suo status di pittore eccelso e al contempo,forse, un salvacondotto aulico al suo famoso non finire i dipinti.

Parrebbe infatti che Leonardo con questo dipinto volesse accostarsi ad Apelle. In un libro (che si sa essere stato presente nella biblioteca di Leonardo), Plinio tramanda infatti che il leggendario pittore avrebbe iniziato una Venere senza riuscire a condurla a termine, rimanendo comunque nonostante questa défaillance, il più grande pittore mai esistito, ma anzi forse "sdoganando" il genere "non-finito".


Una mostra gioiello, quella in corso a Parigi, non solo per la cornice, la splendida sede dell'Ambasciata Italiana, ma anche per l'allestimento, da favola, e soprattutto per i dipinti esposti ed il lavoro critico che è alla base e sostiene questo progetto.


Sono stati fatti arrivare, infatti, anche una copia della “Leda” attribuita a Francesco Melzi e tre copie del “San Giovanni Battista”, tutte antiche e vicine all'originale leonardiano, oltre ad altri dipinti di scuola e allievi e a documenti intriganti come una cinquecentesca guida di Francia per il viaggiatore, e a studi inediti del Louvre sull'itinerario seguito nel viaggio. Inoltre lo strepitoso "Testa di Cristo", la cui attribuzione è controversa poiché se si considera l'iscrizione una firma è da attribuirsi a Salaì, ma la sua altissima qualità non si ritrova nelle altre opere affidate all'aiutante di Leonardo. E neanche nei relativi disegni preparatori.


In mostra, infatti, si possono confrontare le opere e le indagini diagnostiche eseguite su di queste grazie all'impegno e alla lungimiranza di Tessa Castellano , e pubblicate nel catalogo che rimarrà senz'altro una pietra miliare per chi si voglia avventurare nello studio della tecnica e delle relazioni tra Leonardo e i suoi allievi e emuli.

Art-Test ha eseguito le indagini su 3 dei piu’ importanti dipinti in mostra: la “Scapigliata”, la “Testa di Cristo” e il “San Giovanni” della Pinacoteca Ambrosiana attribuito a Salaì. Le riflettografie relative, e molte altre immagini diagnostiche sono pubblicate con dimensioni e qualità ragguardevoli nel catalogo.

 

Cosa vi trattiene ancora dall'andare a Parigi?



 

Una piccola isola con grandi progetti!

Procida, piccola isola del golfo di Napoli, si è resa protagonista di un convegno che ha riguardato il suo futuro come modello di recupero nel senso più ampio del termine. Il suo patrimonio storico potrebbe infatti divenire motore di ricchezza economico-culturale.

 

“L’Isola di Procida: la rinascita sostenibile e l’economia della bellezza” questo il titolo del convegno, a cui Art-Test ha partecipato, e durante il quale si sono alternati oratori che hanno, nella loro specificità, illustrato gli sviluppi e le declinazioni possibili di tale aspirazione.

 

Il punto di partenza è un enorme complesso storico-architettonico risalente al 1200, con la casina di caccia di Ferdinando II di Borbone, divenuto poi carcere di massima sicurezza dello Stato Italiano, purtroppo lasciato dal 1988, all’incuria del tempo, poiché non era possibile adeguarlo alle nuove norme di sicurezza.


Negli ultimi anni il Demanio ha trasferito la proprietà del bene al Comune e oggi proprio questi cerca di rilanciare questo “pezzo” di storia isolana proponendolo come possibile modello di uno sviluppo sostenibile. L’ambizioso progetto dei procidani è di rendere il loro Bene attrattore per Enti di Ricerca, Università e privati.

Rendere Palazzo D’Avalos e l’ex casa penitenziale modelli di evoluzione culturale ed economica

 

E proprio durante il primo intervento del convegno è stata sottolineata l’importanza della diagnostica come iniziale momento conoscitivo ma anche divulgativo per il bene futuro. Conoscere e far conoscere.

 

Procida, il suo ex carcere, da luogo di “chiusura” vuole divenire luogo di grande apertura alle varie forme di cultura.

 

Con un Bene Culturale calato nella contemporaneità già stato scelto, del resto, da un artista contemporaneo, Alfredo Pirri, per “7.0”, creazione suggestiva con cui portare alla memoria degli spettatori “lo stesso sguardo identicamente trasognato o doloroso che un tempo attraversava la stessa finestra per dirigersi verso il mare e luoghi lontani e solo immaginati”. La finestra è una delle tante di questo complesso che guarda verso il Vesuvio, alle cui spalle al mattino è possibile godere di un alba dal gusto tutto romantico, con colori che affascinarono così tanto i pittori del Gran Tour.

 

Ed è proprio questo panorama, godibile perché il palazzo è posto nel punto più in alto dell’Isola e orientato in maniera strategica tale da poter abbracciare in un solo colpo tutto il territorio dei Campi Flegrei, a costituire un valore aggiunto unico di un luogo da cui si osserva ma anche a cui si deve tendere.


 


 


Avere o essere?! Trafugamenti e falsi di antichità a Paestum
 


Fino al prossimo 31 dicembre il Museo di Paestum, nella sala “Cella” ospita una piccola mostra insolita: Possessione – trafugamenti e falsi di antichità a Paestum
Le opere in mostra sono recuperi di trafugamenti illeciti, fino ad oggi conservati presso i depositi del Museo.
 
La mostra affronta sia il tema della volontà di “possesso” a tutti i costi dell’opera d’arte, tanto da affidarsi a mezzi illeciti , che quello implicito nel trafugamento che è la perdita per la comunità di documenti, quali sono i reperti, necessari alla comprensione del loro contesto storico e facenti parte della storia collettiva. Questo ultimo ruolo viene completamente meno quando diventano oggetti “solitari”, in collezioni private, affiancati da altri reperti non assimilabili perché di altra origine o natura.

Un accordo tra l’Associazione Italiana di Archeometria e il nuovo direttore del Parco Archeologico di Paestum, dr. Zuchtriegel, ha permesso, durante la preparazione della mostra, di effettuare campagne di analisi diagnostiche grazie all’avvicendamento di gruppi di ricerca universitari, Enti di Ricerca e ditte private. Anche Art-Test ha partecipato insieme al gruppo fiorentino dell’ICVBC.
 
Indagini multispettrali e analisi segnali deboli sono state effettuate sulla tomba denominata T2. I risultati di tali analisi sono estesamente illustrati nella sezione dedicata alla Diagnostica inserita nel catalogo della mostra.
 
Prossimamente, sempre a cura dell’AIAr verrà organizzata una giornata di studi che permetterà di presentare l’enorme lavoro effettuato e quali risultati ottenuti, auspicando una sempre maggiore sinergia tra istituti di ricerca e ditte private di diagnostica volte allo studio della difesa del “bello” inteso come autentico.
 

 
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