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La diagnostica, alto valore aggiunto?
Questo mese parliamo di :

Salone del Restauro di Ferrara:C’è lavoro per la scienza nei beni culturali?

Technart 2015:La grande bellezza fa da cornice al convegno TECHNART

Empoli e Caravaggio:UNO SGUARDO INDIMENTICABILE


C’è lavoro per la scienza nei beni culturali?


A Ferrara per discutere del futuro di questa disciplina

Durante la prossima edizione del Salone del Restauro di Ferrara,  che si terrà dal 6 al 9 maggio 2015 saremo presenti,  oltre che in uno stand condiviso da soci e collaboratori dell’AIAr (Associazione Italiana Archometria) di cui siamo membri, anche all’incontro di venerdì 8 maggio dal titolo: “C’è lavoro per la scienza nei beni culturali? Un network fra ricerca, aziende ed enti“.
Il problema è molto sentito dagli operatori del settore e dai molti che vedono in queste discipline un’occasione di crescita per la tutela del nostro patrimonio culturale, e anche del profilo scientifico della nostra nazione in un campo che ci vedeva punto di riferimento ma da quale ci stiamo eclissando.
Durante questo evento sarà presentato anche  il Network AIAr-Aziende, iniziativa nata nel corso dell’ultimo anno volta a ridurre il gap esistente tra figure istituzionali e aziende, promuovendone la collaborazione, l’interoperabilità e la ricerca congiunta.
L’incontro arriva a conclusione di un percorso di in cui l’AIAr si è proposta come punto di riferimento di una rete virtuosa di soggetti pubblici e privati operanti nel settore dei Beni Culturali, facendosi promotore di un programma di incontri con le aziende, allo scopo di accrescere lo scambio di conoscenze e competenze fra i vari soggetti operanti nei settori della diagnostica, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali e allo stesso tempo confrontarsi su possibili collaborazioni e progetti comuni.
Vi invitiamo a partecipare e a sostenere questo tema!


La grande bellezza fa da cornice al convegno TECHNART





Provenivano da più di 50 nazioni i relatori datisi appuntamento a Catania per affrontare i temi più all’avanguardia della diagnostica per le opere d’arte.

È stata un’occasione di confronto tra i differenti approcci alla diagnostica e alla conservazione, e di presentazione di nuove metodologie. Queste sono sempre più specificamente rivolte allo studio non invasivo dei materiali costituenti, di restauro o di degrado, con un’alta risoluzione spaziale e discriminanti in profondità. Numerosi infatti sono gli sforzi applicati per conoscere la successione stratigrafica dei materiali presenti, in modo non invasivo.
Sono state presentate nuove strumentazioni portatili realizzate da gruppi di ricerca e non ancora diffuse in larga scala come l’imaging nella banda TeraHertz, gli spettrometri ad elevata risoluzione sia spaziale che di profondità e le spettrometrie integrate (XRF-Raman; XRF-XRD;..). È apparso infatti evidente come il miglior approccio ad oggi possibile, comporti la assoluta necessità di integrazione tra le tecniche disponibili, e la loro validazione relativa.
Il caso di un “Goya” erroneamente attribuito da un altro laboratorio, sulla base di una identificazione errata dei materiali presenti, ci ha dato l’occasione, in questo contesto, per parlare di limiti e possibilità delle varie tecniche. L’impiego del metodo più affidabile è infatti doveroso: un’errata identificazione della palette dell’artista, come nel caso presentato, può spostare la data di esecuzione di secoli e con essa il valore economico e artistico dell’opera (http://www.art-test.com/technart-2015-catania-april-27-30-2015/
).
Di fronte alla mole di informazioni che le più avanzate tecniche possono oggi fornire, la riflessione più condivisa tra i ricercatori è sicuramente quella della necessità di fruizione dei dati raccolti dai vari laboratori, per poter confrontare su grande scala le evidenze scientifiche e storiche e meglio comprendere i risultati ottenuti.
È in linea con tali tematiche il database di 100 dipinti della Pinacoteca di Siena “Sotto l’oro” (
http://www.art-test.com/it/database-it/) oggetto dell’altro contributo presentato da Art-Test in collaborazione con S.T.Art Test, uno strumento importantissimo per lo studio dell’evoluzione nella pittura senese (dal secolo XIII al secolo XVI) e per l’applicazione in caso di datazione e autentificazione delle opere d’arte.
La conferenza internazionale TECHNART 2015, è stata organizzata dai dipartimenti LNS-INFN, IBAM-CNR e dall'Università di Catania (Dipartimento di Scienze Chimiche and Dipartimento di Fisica e Astronomia) in collaborazione con il gruppo di ricerca scientifica dell’ ICOM-CC e l’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr).

 


UNO SGUARDO INDIMENTICABILE

Caravaggio o non Caravaggio? Resoconto della giornata di studi dell’11 Aprile scorso




La Madre dei Caravaggio è sempre incinta”, è il titolo di un pamphlet (dal tono provocatorio a cui Montanari ci ha abituati), a sottolineare come spesso si parli di scoperte sensazionali senza il supporto di ricerche adeguate. Non è questo il caso del dipinto di Empoli, il cui restauro è stato l’occasione per il convegno di studio “Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista e le sue copie”, a cui hanno partecipato un folto numero di eminenti studiosi, tra cui la professoressa Mina Gregori (lei, una indiscussa autorità in materia, in apertura ha dichiarato di essere curiosa e di essere venuta ad imparare, lasciando tutti in ammirazione della sua  vitalità e del suo spirito esemplare).
i risultati delle ricerche scientifiche sull’opera, una delle varianti conosciute del soggetto detto San Giovanni Costa, pur necessitando di  approfondimenti, già si profilano piuttosto interessanti. Si può affermare, infatti, come non si tratti di una copia ottocentesca, come qualcuno aveva ipotizzato, ma di un dipinto seicentesco. La riflettografia infrarossa, inoltre, ha mostrato alcuni pentimenti degni di nota, ad esempio nello sguardo.  I confronti tra le versioni conosciute, e le relative documentazioni, presentati al convegno, offrono inoltre numerosi spunti per cercare tracce nei documenti su quali possano essere le versioni (una o più?) autografe caravaggesche e quali le copie.
Per leggere gli atti del convegno dovrete attendere settembre, ma se già volete vedere gli interventi dei relatori, trovate link ai video sul sito http://ilraccontodellarte.com/ e la relazione di Art-Test anche sul nostro canale  YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCh8hj11mXK5ut4ajsT8V7kA).
Dopo i saluti delle autorità, con il dibattito moderato da Bruno Santi, e l’introduzione ai lavori della prof.ssa Mina Gregori, è stata la volta degli interventi di Nicole Mayers sulle vicende che hanno portato nella collezione il dipinto ora a Kansas city,  e di Cristina Terzaghi che si è concentrata sulla collezione Costa. La relazione di Angela Cerasuolo ha illustrato anche le caratteristiche tecniche del dipinto di Capodimonte, mentre Valfredo Siemoni ha relazionato sulla documentazione raccolta in merito alla provenienza del dipinto empolese. Cristina Gnoni  e Sandra Pucci hanno relazionato sull’intervento di restauro e ne hanno sottolineato l’importanza nel ridare visibilità al dipinto. Dopo la relazione di Art-Test su materiali e tecniche riscontrati,  Roberta Lapucci si è concentrata sugli aspetti iconografici. Marco Masseti, archeozoologo,  ha quindi concluso con una interessante panoramica sulle pellicce animali utilizzate per caratterizzare la figura del santo,e di un certo ermellino ritratto da Leonardo, che poi pare tanto ermellino non fosse.


( foto di Marcantonio Perugino)
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