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La e-news di ottobre 2017                                                                           Gli ultimi bandi della Regione

Scatta il divieto per le slot

Novembre 2017

Il 20 novembre è scaduto il termine per i gestori di bar e tabaccherie per rimuovere le macchinette posizionate a distanza inferiore ai 300/500 metri da tutti quei luoghi considerati c.d. “sensibili” (ad esempio scuole, ospedali, luoghi di culto, istituti di credito e bancomat, ecc.) dalla legge regionale n. 9 del 2016 per il contrasto alla ludopatia. Il governo, nella persona del sottosegretario Baretta ha espresso preoccupazione per la riduzione del gettito fiscale provocata dalla nostra legge regionale, chiedendo una proroga all’entrata in vigore della norma. Problema vero, ma sollevato male. La competenza in materia sanitaria delle Regioni è granitica, così come i costi, a carico delle Regioni stesse, per la presa in carico delle persone che cadono in questa dipendenza. Qui non si tratta di proibizionismo, ma piuttosto della presa d’atto di una evidenza: in materia di gioco d’azzardo è l’offerta che genera la domanda e non viceversa. Inoltre, non può certo una proroga a risolvere questi problemi… Peraltro, proprio la logica delle proroghe, sta minando alla base la fiducia e l’affidamento nell’ordinamento giuridico da parte del cittadino. Il presidente Chiamparino ha trasmesso formalmente le preoccupazioni del governo al Consiglio Regionale, dove tutti i gruppi all’unanimità hanno ribadito contrarietà a ogni intervento dilatorio, prendendo anche atto che, dal punto di vista procedurale, non ci sarebbero mai stati i tempi necessari per modificare la legge. Nel corso del Consiglio Regionale di martedì 21 novembre,  la maggioranza ha proposto un atto di indirizzo in cui ha ribadito la propria posizione di supporto alla Giunta nell’attuazione della legge, rivendicando con orgoglio una scelta che colloca il Piemonte all’avanguardia nella lotta a questa grave patologia.

In difesa del Salone del Libro

Durante l’Assemblea dei soci della Fondazione del Libro di Torino, svoltasi il 16 ottobre, è emerso un serio problema di bilancio nei conti della fondazione. A quel punto per la Fondazione si aprivano 3 scenari possibili: a) liquidazione della Fondazione e apertura di un processo piuttosto lungo e complesso comprensivo anche dell’inevitabile affidamento dell’organizzazione del Salone 2018 al liquidatore stesso; b) svuotamento della Fondazione ed affidamento ad altri soggetti dell’organizzazione del Salone 2018; c) rivitalizzazione della Fondazione, ricostruendo il fondo di dotazione e rilanciando con un nuovo piano industriale.
Personalmente, sono molto convinto della necessità di rilanciare la Fondazione, perché la salvaguardia delle professionalità e delle esperienze che qui si ritrovano è l’unica garanzia di un nuovo appuntamento di successo nel 2018. Anche a fronte delle relativamente modeste difficoltà finanziarie dell’ente, se rapportate al giro economico complessivo del Salone e all’incredibile sotto-valutazione del marchio.
Durante il Consiglio Regionale del 9 novembre è stato presentato un emendamento che, attingendo dalle casse della Regione Piemonte, ha consentito di bloccare le risorse eventualmente necessarie a rimpinguare il fondo di dotazione della Fondazione e ad evitare in questo modo la liquidazione della fondazione.  Il 23 novembre in Sesta Commissione consiliare (quella da me presieduta) abbiamo audito il Presidente dei revisori dei conti della Fondazione del Libro di Torino, Paolo Ferrero. La situazione economica dell’ente è apparsa comunque seria, in quanto il bilancio risulta essere appesantito da molti crediti (oltre 5 milioni) non riscossi dai soci pubblici (risorse attese che, a causa di cospicue anticipazioni bancarie, determinano quasi 300 mila euro all’anno di interessi passivi) e debiti per circa 6 milioni. Inoltre il marchio, a bilancio per 1,2 milioni, è stato rivalutato quest’anno soli 160.000 euro, ricorrendo a un parere e non a una perizia asseverata.
Il prossimo passo sarà l’audizione, sempre in Commissione, del presidente e del vice presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione del Libro, Massimo Bray e Mario Montalcini. La Regione comunque continuerà a tenere alta l’attenzione sulla Fondazione del Libro di Torino poichè, per noi è un patrimonio da proteggere e non una voce di costo da liquidare quando crea problemi e da recuperare quando vogliamo “intestarci” i meriti degli esiti del Salone del Libro. Le spartizioni o le bandierine non ci interessano. 

 

Una vita indipendente anche per i disabili intellettivi

E’ stata approvata questo mese, in Consiglio Regionale, una mozione che impegna la Giunta a modificare l’approccio che il nostro ente ha avuto fino ad oggi rispetto ai progetti di “vita indipendente” e “percorsi personalizzati” riferiti alle persone con disabilità. Quando si parla di concetto di “Vita Indipendente” riferito a un disabile, si intende “la possibilità, da parte di questa persona, di fare delle scelte”. Chi ha avuto esperienza con persone disabili, soprattutto di una certa gravità, si sarà reso conto di quanto la loro vita quotidiana sia dipendente da famigliari e amici anche per le scelte più semplici. La vita della persona disabile si interseca a doppio filo con quella delle persone che se ne prendono cura, persone che hanno ovviamente una loro vita personale, lavorano, studiano, ecc. Questa situazione porta inevitabilmente a dei compromessi che vanno a limitare fortemente la libertà della persona e la sua capacità di scelta su come condurre la propria vita. In alcune Regioni questa situazione è stata affrontata prevedendo la possibilità di interventi di assistenza personalizzati e ritagliati sulle esigenze del disabile stesso, individuate attraverso un confronto con gli interessati e le loro famiglie, portando la qualità di assistenza a dei livelli molto elevati addirittura con una riduzione dei costi rispetto alle pratiche standard. Attraverso la mozione approvata, si chiede dunque alla Giunta di permettere anche alle persone con una disabilità intellettiva di poter accedere ai progetti di “vita indipendente”, finora riservati ai disabili motori, e di iniziare una sperimentazione sul territorio che preveda dei percorsi personalizzati di assistenza, definiti sulle esigenze e aspirazioni del beneficiario, nonchè progettati insieme al suo ambiente famigliare. Infine, nel corso di una tavola rotonda che si è tenuta il 13 novembre presso il Campus Universitario Luigi Einaudi, il Comitato 162 Piemonte (nato da un gruppo di famiglie che si battono per l’applicazione della Legge 162/98 sull’assistenza personale) si è fatto promotore di un confronto sulla tematica della vita indipendente fra le cooperative sociali che operano a diretto contatto con la disabilità, l’Università degli Studi e alcuni esperti qualificati del settore. Spero veramente che questo interesse sia solo l’inizio di un bellissimo percorso.

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